Come Agganciare il Pubblico Giusto E Quando Stare Nel Mezzo Non Basta Più: La Scelta Che Chi Lavora Nei Mercati, Mercatini e Sagre Deve Fare Oggi

Capita sempre più spesso di vedere banchi nei mercati rionali con un cartello scritto a mano, una lavagna appoggiata di fianco, e accanto, sul telefono, un profilo Instagram aperto ma fermo a tre settimane fa. Oppure box alle fiere con il listino stampato in bella vista, qualche volantino sparso, e una lista WhatsApp raccolta mesi prima ma mai usata. Chi gestisce queste attività non è pigro. Non è indietro. Sta solo provando a fare entrambe le cose: tenere vivo il modo di sempre e aggiungere qualcosa di nuovo, per sicurezza. Ma quello che succede è che non funziona né l’uno né l’altro. Perché stare nel mezzo, in questo momento, significa non stare da nessuna parte.

Non è una questione di colpe. È che il pubblico si è diviso. C’è chi passa, guarda i prezzi, confronta e va via. E c’è chi invece si ferma, chiede, torna, compra più volte. Il primo gruppo non lo tieni con niente, perché non cerca te, cerca solo il prezzo più basso. Il secondo gruppo invece ti cerca, ma devi dargli un motivo per farlo. E quel motivo non si costruisce mettendo una foto ogni tanto o raccogliendo numeri che poi non usi. Si costruisce scegliendo un modo, e portandolo avanti fino in fondo. Non puoi fare metà lavoro e aspettarti risultati interi. Non funziona così. Non più.

Il problema è che tantissime persone che lavorano nei mercatini, nelle sagre o nei mercati rionali hanno provato a fare qualcosa di diverso. Hanno aperto profili social, hanno raccolto contatti, hanno fatto foto. Ma poi, nella pratica quotidiana, hanno continuato a gestire tutto come prima. La mattina si preparano, montano, vendono, smontano. E le foto restano nel telefono. I numeri WhatsApp restano salvati ma inutilizzati. Il profilo Instagram resta fermo. E dopo qualche mese, la conclusione è sempre la stessa: “Ho provato, ma non funziona”. Ma non è che non funziona. È che è stato fatto a metà. E fare le cose a metà, oggi, equivale a non farle.

Questo accade perché cambiare davvero significa cambiare anche il tempo che dedichi alle cose. Significa che alcune attività che prima non facevi, ora devi farle. Significa imparare a scrivere un messaggio, a fare una foto decente, a tenere aggiornata una lista, a rispondere in modo costante. Significa uscire dalla routine che conosci e metterti a fare cose che all’inizio ti sembrano strane, inutili, o troppo complicate. E questo spaventa. È normale. Ma la paura non cambia i fatti: o lo fai, o non lo fai. Non esiste il “lo faccio quando capita”. Perché quando capita, non funziona. E se non funziona, smetti. E se smetti, sei tornato al punto di partenza. Solo che il punto di partenza, adesso, non regge più come una volta.

Il vecchio modello funzionava quando bastava esserci. Quando la gente girava per il mercato, guardava tutto, confrontava, e alla fine comprava da chi le sembrava più giusto in quel momento. Adesso invece la gente arriva già con un’idea. Arriva perché ha visto qualcosa, ha letto qualcosa, ha sentito parlare di te. Oppure passa e non si ferma nemmeno, perché tanto sa già che trova la stessa cosa ovunque, e magari costa meno online. Il pubblico si è diviso in due: chi cerca solo il prezzo, e chi cerca qualcos’altro. E quel qualcos’altro non lo trovi per caso. Lo trovi perché qualcuno te lo ha fatto vedere, te lo ha raccontato, te lo ha fatto venire in mente prima ancora che tu arrivassi al mercato.

Ecco perché stare nel mezzo non funziona. Perché se provi a tenere vivo il vecchio modo (aspetto che la gente passi, mostro la merce, spiego i prezzi) e aggiungi qualcosa del nuovo (faccio una foto ogni tanto, mando un messaggio se mi ricordo), non stai facendo né l’uno né l’altro. Non stai più intercettando chi cerca solo il prezzo, perché quello ormai va altrove. E non stai nemmeno costruendo un legame con chi invece ti cercherebbe, perché non gli dai abbastanza motivi per ricordarsi di te. Risultato: vendi meno, fatichi di più, e alla fine pensi che il problema sia il mercato, la crisi, la concorrenza. Ma il problema è che hai provato a cambiare senza cambiare davvero.

Il nuovo modello non è difficile. Ma richiede costanza. Richiede che tu faccia alcune cose ogni settimana, non ogni tanto. Richiede che tu usi davvero i numeri che raccogli. Che mandi davvero i messaggi. Che aggiorni davvero il profilo. Che rispondi davvero quando ti scrivono. Non serve fare chissà cosa. Serve fare poche cose, ma farle sempre. E questo è il punto che spaventa: non è la singola azione, è la ripetizione. È il fatto che devi farlo anche quando sei stanco, anche quando non hai voglia, anche quando ti sembra che non serva. Perché è proprio lì, in quella costanza, che si costruisce la differenza. Ma se lo fai a metà, se salti una settimana, se ti dimentichi, se smetti, è come non averlo mai fatto.

Chi lavora nelle fiere, nei mercatini o nei mercati rionali è abituato a fare. È abituato a fare fatica, a svegliarsi presto, a montare, smontare, trasportare, sistemare. Ma la fatica fisica è diversa dalla fatica mentale di cambiare abitudine. È diverso alzarsi alle cinque per caricare il furgone rispetto a ricordarsi, la sera prima, di mandare un messaggio alla lista. È diverso sistemare la merce rispetto a fermarsi a fare tre foto decenti. E siccome è diverso, viene saltato. Viene rimandato. Viene fatto male. E quando viene fatto male, non produce risultati. E quando non produce risultati, viene abbandonato. E quando viene abbandonato, sei tornato esattamente dove eri. Solo che adesso il mercato è cambiato, e tu no.

La scelta quindi è questa: o accetti di cambiare per davvero, dedicando tempo ed energie a cose nuove, imparando competenze che non hai, uscendo dalla routine che conosci. Oppure resti nel vecchio modello, accettando che i risultati continueranno a calare, che le giornate buone saranno sempre meno, e che prima o poi dovrai chiudere. Non c’è una terza via. Non esiste il “faccio un po’ di entrambi”. Perché fare un po’ di entrambi significa non fare nessuno dei due. E non fare nessuno dei due, oggi, significa andare dritti verso la chiusura.

Il mercato non aspetta. Il pubblico non torna indietro. Chi compra ha cambiato modo di scegliere, e non lo farà tornare come prima. Puoi lamentarti, puoi dire che una volta era diverso, puoi dire che non è giusto. Ma non cambia nulla. O ti adatti, o sparisci. È duro da sentire, lo so. Ma è quello che sta succedendo. E chi sta ancora lì a dire “io provo un po’ di tutto”, in realtà non sta provando niente. Sta solo rimandando la scelta. E più la rimanda, più diventa difficile.

Esistono strumenti pensati proprio per questo tipo di attività. Ambuweb, per esempio, è un metodo costruito per chi lavora all’aperto, per gestire contatti, messaggi, promozioni in modo semplice e costante, senza doverci passare ore. Ma anche il miglior strumento del mondo non funziona se lo usi una volta al mese. Funziona se lo usi. Se lo integri. Se lo fai diventare parte del tuo modo di lavorare. Altrimenti è solo un’altra cosa che hai provato e che “non ha funzionato”.

Quindi ecco cosa devi chiederti: sei davvero pronto a cambiare? Sei pronto a dedicare un’ora alla settimana a mandare messaggi? A fare foto? A rispondere? A tenere aggiornato un profilo? A imparare cose nuove? Se la risposta è sì, allora puoi farcela. Se la risposta è “sì, ma…”, allora stai già scegliendo il vecchio modello. E va bene, per carità. Ma almeno sii consapevole che stai scegliendo di restare dove sei. E dove sei, adesso, non è un posto sicuro.

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